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La mia quarantena in Cina. Le misure adottate dalla Cina per evitare i contagi da rientro

by Flavia Sanges
Finalmente a casa.

Un rientro per molti ma non per tutti

Mentre scrivo, in Italia la situazione sembra essere tornata indietro di qualche mese. Leggo notizie preoccupanti di aumenti dei casi al rientro dalle vacanze e sui social continuo a leggere con disappunto le domande di chi chiede dove poter andare in vacanza senza incorrere al rientro in tampone e isolamento fiduciario, influencer che raccontano come sono rientrate dalla Sardegna con la febbre ricorrendo a Tachipirina e bottiglia ghiacciata sulla fronte. E leggo questo mentre mi trovo in Cina in un hotel scelto dalle autorità cinesi per fare la quarantena. E posso ritenermi fortunata.

Per gli studenti che vogliono tornare in Cina ancora non ci sono notizie incoraggianti. Le università per loro saranno per il momento ancora online. E lo stesso vale per molti docenti e lavoratori di alcuni settori come ristorazione e spettacolo. Dal 13 agosto (io sono rientrata il 12) chi è in possesso di residence permit in corso di validità può tornare in Cina senza bisogno di richiedere la lettera d’invito (ma occorre comunque richiedere un visto speciale gratuito e sottoporsi alle misure di sicurezza richieste). Per tutti gli altri vale la stessa procedura che ho seguito io (puoi trovare qui il racconto della mia odissea di rientro) con le difficoltà di ottenere la PU letter per lavoro o ricongiungimento familiare, soprattutto se si risiede in alcune municipalità. Solo la questione tampone pre partenza, tanto complessa per me, sembra essere diventata più agevole: con l’aumento del numero dei casi in Italia, molti centri che prima effettuavano solo il test sierologico, ora effettuano anche i tamponi. Ma per rendere le cose comunque difficili, oggi il tampone deve essere effettuato nei tre giorni prima della partenza e non 5 come nel mio caso.

A Shanghai permangono misure restrittive d’ingresso, ma viene data la possibilità, se atterri qui ed è la tua città di residenza, di poter fare 7 giorni di quarantena in hotel e 7 a casa (se i coabitanti accettano di sottoporsi a quarantena e tampone e se il management del condominio in cui abiti è d’accordo). Se con te viaggiano minori, anziani o invalidi, i 14 giorni di quarantena possono essere fatti a casa, una volta ottenuto esito negativo del tampone fatto in aeroporto (di solito una sola notte in hotel e poi a casa). Sono stata fortunata a trovare un posto su un aereo di linea diretto a Shanghai. Se fossi atterrata altrove avrei dovuto fare 14 giorni di quarantena in hotel, anche se con me ci fossero stati minori, anziani o invalidi. E trovare un posto su un aereo di linea non è stato nè facile nè economico: pochi posti e biglietti da 8.000 euro solo andata.

La mia quarantena a Shanghai

La gestione degli arrivi in aeroporto A Shanghai è un congegno perfettamente oliato. Un enorme dispiegamento di forze consente procedure davvero molto efficienti.

Ricevuta l’autorizzazione a scendere dall’aereo ci dirigiamo, distanziati, agli sportelli immigrazione, organizzati già per distretto. In pochi minuti raggiungo il mio, Huangpu, dove mi chiedono di generare un qr code. Non ho una sim cinese con me e la connessione non è stabile: il tempo di richiedere un codice e mi arriva sul cellulare quando il codice è già scaduto. Ma dopo un pò di tentativi ci riesco e passo allo sportello successivo dove mi viene chiesto di acconsentire ad effettuare un tampone, con costo a carico della municipalità. Accetto e mi consegnano provetta e tamponi. Raggiungo l’area di prelievo dove mi sottopongono a tampone nasale (entrambe le narici). Da lì posso passare a ritirare i bagagli.

Mi arriva un messaggio di Francesco: è in aeroporto ma non lo fanno accedere agli arrivi. Da dove si trova riesce a vedere un tratto dei nastri bagagli, dal 9 all’11. Raggiungo il nastro 10 e vedo in lontananza una sagoma che mi saluta. Per ora mi devo far bastare di essere sotto lo stesso fuso orario, e non è poco. Ritirati i bagagli raggiungo l’area di attesa per gli autobus del mio distretto. Chiedo di poter fare solo 7 giorni di hotel. Serve il contratto di affitto. Per fortuna Francesco ne ha una copia allegata ad una mail. Mi danno una bottiglia contenente acqua, limone e sale ed inizia l’attesa per essere portati in hotel.

Scortati dalla polizia.
Scortati dalla polizia.

Siamo 15, io sono l’unica occidentale tranne un francese sposato con una cinese. Viaggiamo scortati dalla polizia che rimarrà fuori dall’hotel per tutta la durata della quarantena. E’ buio e non riconosco dove siamo. In hotel mi danno dei moduli da compilare. Sono in cinese. Non hanno moduli in inglese e nessuno sa una parola d’inglese. Il francese mi guarda, compila i suoi moduli e viene scortato i camera. Mi tocca tradurre col cellulare e poi scrivere le risposte. Mi fanno pagare anticipatamente 8 notti di hotel e il tampone che farò al quinto giorno di quarantena. Accettano solo pagamento con WeChat o Alipay, che per fortuna mi funzionano. Finalmente mi danno un sacchetto e la tessera per aprire la stanza. Sono le 23:30. L’aereo è atterrato alle 16:30. La stanza mi sembra pulita, anche le lenzuola. Disinfetto comodino, bagno e scrivania e vado a dormire.

Il kit quarantena fornito dall’hotel.
Il kit quarantena fornito dall’hotel.

La mattina dopo traduco le istruzioni che mi hanno consegnato nel sacchetto. Devo comunicare la mia temperatura tutti i giorni alle 9 e alle 15 insieme ai miei sintomi. Mi hanno dato un termometro, delle salviette per disinfettare mani e termometro ad ogni utilizzo, bagnoschiuma, shampoo e delle compresse da utilizzare ogni volta che vado in bagno per poi tirare il discarico dopo un’ora. Nessuna informazione relativa al cibo, orario pasti etc. Apro la porta per vedere se c’è la colazione, ma non c’è nulla e inizia a suonare l’allarme. Per fortuna ho portato biscotti e taralli in valigia ma cerco di capire come funziona per i pasti. Chiamo la hall ma nessuno parla cinese e ho sete, in stanza c’è solo una bottiglina da 380 ml. Francesco fa chiamare la segretaria e veniamo a sapere che l’hotel non fornisce nè acqua nè cibo, ma accetta cibo dall’esterno. Mi bussano alla porta e trovo una cassetta d’acqua, biscotti, il mio tablet e un panino. Francesco mi ha portato un pò di cose. Spiegandogli cosa vedo dalla finestra riesce a venire abbastanza vicino da poterlo vedere, ma lui non vede me. La mia finestra è bloccata, a parte 5 cm di zanzariera e non posso sporgermi.

Il mio kit di sopravvivenza.
Il mio kit di sopravvivenza.

La quarantena alla fine passa abbastanza velocemente tra telefonate, eBook reader, il blog che cerco di mettere a punto. La mattina inizia con la colazione che mi porta Francesco. Pranzo Abbastanza tardi e non ceno. Saranno sette giorni di immobilità, meglio non esagerare col cibo. Ho perso totalmente la nozione del tempo, non so che giorno sia, ma a parte il caffè e l’aria che al quinto giorno mi sembra sia un pò viziata, tutto procede bene.

Come sopravvivere alla quarantena.
Come sopravvivere alla quarantena.

Nel parco in cui viviamo vengono a fare i controlli a casa e a chiedere il consenso a Francesco per farmi fare lì la quarantena. Tutto ok, mi confermano l’uscita. Nell’autobus stavolta siamo in 3. Partiamo scortati dalla polizia. Davanti casa una squadra di persone in tuta da ghostbuster: chi mi fotografa, chi prende la valigia, moduli da compilare (stavolta in inglese) e poi finalmente mi scortano su da Francesco.

Ci danno tutte le istruzioni: dobbiamo comunicare due volte al giorno la temperatura, possiamo ordinare spesa o cibo a domicilio e ce lo portano loro su. Se abbiamo spazzatura da buttare, dobbiamo avvisarli entro le 9 e mettere fuori la spazzatura. Mettono un sensore alla porta (ma una mattina che mettiamo fuori la spazzatura prima di avvisarli, ci rendiamo conto che non funziona).

Ora sì che sono veramente a casa! Abbraccio finalmente Francesco e vado a fare il caffè.

Che ne pensi di queste misure di sicurezza? Eccessive o necessarie? Fammi sapere la tua opinione.

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